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La creazione di tradizioni nel campo sociale svolge una propria
funzione, al pari dell’invenzione di miti o teorie nel dominio della
scienza naturale: quella di aiutarci a mettere ordine negli eventi della
natura.
(Karl Popper)
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Il porto di Lavorgo è una consolidata tradizione Can&Gattina. I vichinghi vi approdano venerdì sera, con armi nuove, elmi intonsi, boccali e corni ansiosi di essere ripetutamente riempiti per dissetare i guerrieri.

L’accoglienza nel reame è come di consueto calda e gioiosa. Dopo pochi attimi la sala è ricoperta di peluria vichinga svolazzante, che ci accompagnerà immaginiamo per tutto il carnevale.

Le barbe svettano orgogliose, adornate di perline (Jack un mito!). Le pettinature delle valchirie sono degne della loro fama sanguinaria (Syl ci farà un corso). Da ore la chat è un susseguirsi di richiami ai bagordi serali e condivisione delle imbarcazioni per raggiungere la meta.

Finalmente il mesto richiamo di un corno dà all’orda un chiaro segnale: sia aperto il carnevale! Seppure a ranghi leggermente ridotti, in particolare i tromboni, il primo concerto risveglia la sala in delirio, mettendo sete anche ai più resistenti!

Il vichingo ama l’ambiente, pertanto il Züka Züka scorre a fiumi, con tanto di ingurgito del bicchierino rimanente. Le restanti bibite vengono mesciute nei contenitori individuali che la maggir parte dei vichinghi ha con se.

Il vapore biscotteggiante di Durinell&pres invade la sala, così come le danze del balletto, per l’eccezione senza folta chioma.

Presto è il momento del secondo round, per il quale si assegna il Dakkar d’oro decorato da rune a Lau, che sostiene i tromboni e evita il naufragio sulle note di Castel of Glass.

La serata continua potente, idratata come i mari del nord e piena di musica e balli. Il pelo ci fa un baffo e il costume vichingo con tutti i suoi gadgets ci fa sentire invincibili.

Verso le 03.00 il corno del maestro ci richiama saggiamente all’ordine: poche ore dopo un lieto corteggio avrebbe sfilato sulle vie del paese. Approdare a Faido però si è rivelato più difficile del previsto. Dopo aver ancorato il Dakkar, muniti di chiavi, ci vediamo respinti dalla soglia del maniero… Un imbarazzato ma rumoroso Odino chiama il custode (ore 03.45 AM), che candidamente tra gli sbadigli ci indica l’ingresso corretto.
La colazione “piatto ricco mi ci ficco” ci fa diventare super fan dei frati.
Rieccoci a lavorgo dove ripartono i festeggiamenti.

 Dopo il breve ma intenso corteo i concerti, accompagnati da amici dei mari del bellinzonese. Tradizionale risotto, luganiga e nervetti.

 Il concerto pomeridiano ci vede accaldati e “viscini viscini” ma vincenti! Il pomeriggio termina gioiosamente e i guerrieri rientrano con il Dakkar alle capanne vichinghe.

Pronti per scatenare le ire di odino su Cadenazzo!